I CONSIGLIERI SIPAP
METTONO IN MORA L’ADVISOR DELL’ENPAP
A seguito della perdita di circa 9,5 milioni di euro investiti in obbligazioni della banca d’affari americana Lehman Brothers, i Consiglieri Sipap, nella seduta del CIG del 4 ottobre 2008, presentano una mozione per chiedere al CdA il ritiro del mandato al consulente finanziario dell’Enpap
La crisi economico-finanziaria che sta investendo nei giorni in cui scriviamo l’intero panorama internazionale, non ha precedenti storici.
L’effetto domino che ha investito da occidente ad oriente le società di tutto il mondo è frutto della globalizzazione e sta mettendo in ginocchio i mercati finanziari di Stati Uniti, Europa ed Estremo Oriente.
Per rendere la proporzione della crisi che si sta vivendo è possibile semplicemente ricordare che il crack della Lehman Brothers, ha prodotto la perdita di 900 miliardi euro di cui ben 125 fra società europee.
Un momento storico inedito se si considera che gli USA, Nazione apologeta del libero mercato, è intervenuta prima con l’acquisizione di Merril Lynch da parte di Bank of America per 50 miliardi di dollari, su pressioni della Banca Centrale Statunitense, e successivamente con un piano da 700 Miliardi di dollari per l’acquisizione di titoli traballanti (definiti spazzatura, come ad esempio i subprime) da parte del Ministero del Tesoro.
In un contesto del genere era inevitabile che la crisi si facesse pesantemente sentire anche nel nostro Paese. Il Ministero del Lavoro ha richiesto a tutte le casse di previdenza di fornire la descrizione del loro portafoglio titoli al fine di verificare se siano stati fatti investimenti in titoli di società direttamente interessate dalla crisi.
Per quanto riguarda gli affari di casa nostra, l’ENPAP ha subito una perdita di 9,5 milioni di euro, proprio a causa dell’acquisizione di un’obbligazione della Lehman Brothers, di cui solo circa 2 milioni di euro saranno recuperabili.
Anche l’ENPAP, quindi, sconta le conseguenze della crisi mondiale, ma c’è di più.
La vulnerabilità dell’Ente, esposta come tutti gli investitori istituzionali alle dinamiche impazzite dei mercati finanziari e alle speculazioni spregiudicate degli operatori di borsa, affonda le radici anche nelle scelte della vecchia amministrazione. Infatti, l’acquisizione dell’obbligazione della Lehman Brothers era stata proposta al Consiglio di Amministrazione dall’advisor (consulente finanziario) che aveva ricevuto mandato nel 2002 dalla coalizione che all’epoca guidava l’ente (facevano parte della coalizione anche i candidati laziali di “Cultura e Professione” e quelli del sindacato “AUPI” che oggi strombazzano scandalizzati gli esiti di quella gestione). Cosa ancora più grave, l’advisor ha avanzato tale proposta a febbraio 2008, quando il rischio America era ben conosciuto a causa della crisi dei mutui subprime.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso!
L’ENPAP dalla sua nascita non è mai riuscito a raggiungere i livelli di rendimento previsti per legge proprio a causa degli investimenti suggeriti dall’advisor. Il differenziale tra i rendimenti effettivi raggiunti dall’Ente negli anni e quelli riconosciuti agli iscritti per legge raggiunge una cifra di circa 34 milioni di euro.
Proprio in considerazione di questo andamento insoddisfacente, il consigliere SIPAP del Consiglio di Amministrazione — in qualità di coordinatore della commissione investimenti — sin dallo scorso anno ha impostato una strategia di dismissioni di più di due terzi del vecchio portafoglio, chiedendo al CdA il reinvestimendo in titoli di stato di circa 250 milioni di euro del patrimonio dell’ente (con rendimenti netti di circa il 4%) sui 350 milioni complessivi.
Tale strategia assicurerà nei prossimi tre anni un rendimento netto annuo di circa 10 milioni di euro su due terzi del patrimonio attuale.
I consiglieri Sipap del Consiglio di Indirizzo Generale (CIG) dell’Enpap, Api Valeria, Bergonzi Robert, Ceccarelli Giancarlo, Greco Giovanni, La Porta Patrizia, Mastroscusa Domenico, forti della convinzione che per proteggere l’Ente da ulteriori rischi è necessario dare un taglio netto con la vecchia gestione, in appoggio all’opera di blindatura del portafoglio messa in atto dal consigliere Sipap del CdA, nella riunione del 4 ottobre u.s. hanno fatto richiesta di mettere all’Ordine del Giorno della successiva seduta di consiglio il punto: “Considerazioni sull’attività dell’advisor e proposta di ritiro del mandato da parte del CdA”.
Di seguito riportiamo il testo integrale della proposta dei Consiglieri SIPAP:
“I Consiglieri Sipap,
Api Valeria, Bergonzi Robert, Ceccarelli Giancarlo, Greco Giovanni, La Porta Patrizia, Mastroscusa Domenico,
considerato che dal momento dell’incarico ricevuto nel 2002 l’advisor non è quasi mai stato in grado di proporre ed orientare una strategia ed una tattica gestionale degli investimenti che permettesse di raggiungere e/o superare il target dovuto agli iscritti (solo 2006, con i mercati finanziari in piena espansione, è stato possibile), sommando fino a circa 34 milioni di euro di mancati rendimenti;
preso atto del fallimento della Lehman Brothers, avvenuto nel mese di settembre, ben più di un anno dopo la crisi dei subprime, e che l’ente è in possesso di una sua obbligazione di 10.000.000 di euro;
considerato che tale obbligazione societaria è stata proposta dall’advisor nel mese di febbraio u.s., quando già il rischio america, soprattutto riferito alle banche, era più che conosciuto in qualificati ambienti finanziari;
preso atto, dunque, che l’advisor ha erroneamente orientato con le sue proposte l’ente verso l’acquisto di obbligazioni societarie (40.000.000 di euro tra cui i 10.000.000 di euro della Lehman Brothers) da lui definite sicure, nonostante il radicale cambiamento della politica gestionale intrapresa dal CdA sin dall’anno 2007, con la dismissione di due terzi del portafoglio e la conseguente graduale blindatura in titoli di stato (circa 217.000.000 di euro);
chiedono
l’inserimento all’Ordine del Giorno del punto “Considerazioni sull’attività dell’advisor e proposta di ritiro del mandato da parte del CdA”
Tale proposta è motivata dalla necessità di liberare l’Ente, in via definitiva, dal giogo di una vecchia amministrazione che tra comportamenti opportunistici, ostruzionismo consiliare e speculazione politica, impedisce il perseguimento degli obiettivi istituzionali.