La volpe nel pollaio
I
metodi ostruzionistici dell’asse “AUPI - MOVIMENTE” per
osteggiare il varo della politica di assistenza a favore
dei liberi professionisti
di
Domenico Mastroscusa
Come
ormai tutti sanno, faticosamente dopo più di dieci anni
di vita dell’ENPAP, sono state varate le forme di
assistenza a favore degli iscritti, rappresentati per
più dell’ottanta per cento da liberi professionisti.
Per
noi, la fatica più grande è stata quella di arginare e
superare il costante boicottaggio messo in atto dai
Consiglieri “Aupi - Movimente - Noi Psicologi (i due
transfughi passati all’Aupi)”, che già da molto tempo,
hanno costituito un vero e proprio asse politico
all’interno dell’Ente, basato sul desiderio di
paralizzare lo start up di politiche favorevoli
al sostegno e alla tutela dei liberi professionisti.
Il
metodo usuale, reiteratamente messo in atto negli ultimi
anni da quei Consiglieri, è semplice, evidente. Si
compone di diverse tattiche: all’atto delle votazioni, spesso e volentieri, si assiste ad improvvise
assenze in blocco dei Consiglieri, la manovra tende a
far mancare il numero legale necessario alla
prosecuzione dei lavori; voto contrario o astensioni
multiple alle votazioni importanti; calcolate assenze,
dovute ufficialmente a improvvisi bisogni fisiologici,
tutte — casualmente — al momento dell’espressione del
voto, l’obiettivo è risultare assenti alle votazioni.
Però, di questo metodo rimane traccia nei verbali
del CIG ed è quindi rischioso, dal punto di vista della
visibilità politica, per chi lo mette in atto.
L’altro metodo è molto più subdolo e raffinato:
presentare ricorso ai Ministeri, l’equivalente della
famosa “coltellata alle spalle”. In questo caso si è
sicuri (così pensano!) che il 99% dei colleghi non avrà
modo di saperne nulla.
Lo
testimonia il fatto che alcuni Consiglieri di
quell’asse, nei mesi scorsi, hanno presentato un ricorso
che mirava all’annullamento della delibera relativa ad
una variazione di bilancio. Tale ricorso ha di fatto
procurato il rischio di una sospensione dei termini di
risposta da parte del Ministero e quindi di un ritardo
dell’approvazione se non, addirittura, dell’annullamento
della delibera di variazione del bilancio (vanificando
così due anni di lavoro).
Per
fortuna noi liberi professionisti abbiamo sventato la
manovra
1.
Qual’era la materia trattata nella delibera di
variazione del bilancio?
La
costituzione del fondo di 5 milioni di euro necessario a
garantire l’assistenza ai liberi professionisti!!
2.
Qual è stato il motivo del ricorso che ha
determinato la sospensione dei termini e del rinvio
dell’approvazione ministeriale?
Udite, udite: oggetto del ricorso sarebbe stata
l’illegittimità delle modalità con le quali è stata
comunicata l’integrazione dell’Ordine del Giorno del CIG
del 24 maggio 2008, che prevedeva l’inserimento
del punto 3bis “Nota
di variazione al bilancio di previsione 2008”.
Nessun rilievo nel merito, quindi, ma solo un piccolo
pretesto usato da alcuni Consiglieri, appartenenti a
quell’asse, per rendere inutile tutto il lavoro e gli
sforzi profusi.
Secondo i ricorrenti, la comunicazione di tale
inserimento all’OdG e la trasmissione della
documentazione ad essa relativa, sarebbe stata
comunicata con un preavviso di giorni
ingiustificatamente breve, non sussistendo il carattere
di urgenza (sic!) della variazione dell’O.d.G.
Inoltre, detta variazione era stata comunicata
tramite e-mail (sic!!), contrariamente da quanto
previsto dal Regolamento dell’Ente, secondo il quale le
convocazioni delle riunioni devono essere fatte tramite
fax o telegramma.
Motivazioni davvero inconsistenti e cavillose che
miravano realmente ad affossare l’approvazione ed il
varo delle forme di assistenza per i liberi
professionisti. L’obiettivo ulteriore era quello di
poter sbandierare una presunta incapacità gestionale
dell’Ente e accreditarsi come i soli salvatori della
patria. Chiaramente della loro patria, ambiente
culturale che mai coincide con la soddisfazione delle
necessità degli Psicologi ed ancor meno con quello degli
Psicologi liberi professionisti.
Questo increscioso episodio (che purtroppo temiamo
faccia parte di una irresponsabile strategia sistematica
ordita a danno dell’Ente e a detrimento dei liberi
professionisti) deve far riflettere su come e quanto l’AUPI,
un sindacato i cui iscritti sono dipendenti di strutture
pubbliche, sia inadeguato a condurre un Ente, quale l’ENPAP,
nato principalmente per tutelare gli Psicologi che hanno
intrapreso la libera professione. Infatti, i dipendenti
pubblici hanno poco da perdere se i fondi per
l’Assistenza ENPAP tardano ad arrivare, perché il
contratto che hanno sottoscritto con la struttura
pubblica per la quale lavorano, garantisce loro
malattia, maternità e altre forme di tutela, di cui i
liberi professionisti non hanno mai potuto godere e che
sono riusciti ad ottenere solo quest’anno.
Ancora di meno capiamo le scelte delle colleghe di
Movimente e delle due transfughe di NoiPsicologi che,
seppur formalmente, si presentano come portatrici di
istanze in linea con le esigenze dei liberi
professionisti, si sono alleate con l’AUPI e in
consiglio, all’atto delle votazioni (attraverso
astensioni, assenze ecc.) si comportano in modo
contrario, di fatto boicottando qualsiasi decisione a
vantaggio dei liberi professionisti.
Tra qualche mese si voterà per il rinnovo degli organi
dell’Enpap e il sindacato Aupi, insieme a Movimente e
forse anche con “Cultura e Professione” nel Lazio,
probabilmente presenterà una sua lista sotto false
spoglie, con slogan del tipo “uniti per la professione”.
Da sempre l’AUPI si prende gioco dei liberi
professionisti, presentando candidati dipendenti e non
sotto sigle che non permettono di identificarne la
provenienza.
Il loro programma parlerà di tutela della categoria
contro coloro che la vogliono spaccare, vorrà mettersi a
guardia degli interessi generali, in sostanza
chiederà agli elettori di nominare “la Volpe guardiana
del pollaio”.
Stavolta i liberi professionisti non cadranno nel
tranello, perché se l’AUPI vuol far la volpe noi non
siamo disposti a fare la fine dei “polli”.
Entriamo nel merito.
Nella
riunione del 18 luglio 2008 il Collegio dei Sindaci
dell’ENPAP ha preso atto della nota del Ministero del
Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali che
informava l’Ente della sospensione dei termini di
decorrenza in materia di vigilanza sui bilanci di
previsione, di cui all’art. 3, comma 3, del decreto
legislativo n. 509/1994 e, quindi, rinviando
l’approvazione della variazione di bilancio deliberata
dall’Enpap.
Alle
argomentazioni del ricorso presentato, hanno dato
risposta inizialmente il Collegio dei Sindaci con una
nota e, in data 05/09/2008, il Ministero del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali.
Il
Collegio dei Sindaci, ha preso in esame la
documentazione relativa al Regolamento al fine di
valutare se esistessero elementi sufficienti a sostegno
del ricorso e se le scelte procedurali del Coordinatore
del CIG fossero state corrette. Detto Regolamento
prevede che, nel caso esistano motivi di urgenza, è
possibile convocare una riunione con soli tre giorni di
anticipo. Il Collegio dei Sindaci ne ha dedotto che, se
è possibile convocare una Riunione del Consiglio di
Indirizzo Generale, i cui Consiglieri provengono da
tutta Italia, con soli tre giorni di preavviso, a
maggior ragione è legittimo inserire un’integrazione
all’OdG con questo stesso limitato preavviso. Per
completezza di informazione c’è da tenere conto che
l’integrazione all’OdG della seduta del CIG del 24
maggio è stata fatta il 20 maggio 2008 e la
documentazione relativa è stata trasmessa il 21 maggio,
cioè esattamente tre giorni prima. Dall’analisi di
quanto esposto il Ministero ha convenuto sul fatto che
“(...l’atto integrativo della convocazione, pur non
essendo stato spedito tramite lettera o fax, come
previsto dal regolamento, ha comunque raggiunto lo scopo
in quanto 9 su 10 dei ricorrenti sono stati presenti
alla seduta del 24 maggio 2008 e non hanno ritenuto di
far rilevare la presunta illegittimità all’inizio della
seduta.”.
Il
Regolamento prevede, inoltre, che la decisione circa il
carattere di urgenza della situazione spetta unicamente
alla discrezione del Coordinatore del CIG il quale è il
membro più informato sulla programmazione delle sedute
del Consiglio e sui tempi necessari per adempiere agli
obiettivi fissati. Anche su questo aspetto il Ministero
ha condiviso le osservazioni del Collegio dei Sindaci
rispondendo ai ricorrenti: “Per quanto riguarda
l’inesistenza del requisito dell’urgenza, considerato
che anche tale presunta illegittimità non è stata fatta
valere preliminarmente dai ricorrenti in apertura di
seduta, si rammenta che la valutazione della sussistenza
di tale requisito è rimessa al coordinatore – come
rilevato anche dal Collegio Sindacale – ed è stata
ammessa dalla maggioranza dei componenti del Consiglio
di Indirizzo che hanno deliberato sul punto.”.
In
sostanza, il Ministero conclude che in merito al citato
ricorso: “Si ritiene pertanto non contestabile la
validità della comunicazione integrativa dell’o.d.g.
della riunione del 24 maggio 2008”.
A
quanto stabilito dal Ministero possiamo aggiungere per
dovere di cronaca che, in merito al contestato utilizzo
del mezzo telematico per la comunicazione
dell’integrazione e la trasmissione della
documentazione, questa modalità è stata nel tempo
reiteratamente utilizzata dal Coordinatore senza che
alcuno abbia mosso la benché minima obiezione. Ciò,
infatti, è accaduto per le
sedute del 16/04/2005, 28/10/2006, 14/04/2007,
06/10/2007 e 15/12/2007.
Non si capisce come mai questa modalità, sicuramente più
efficiente ed economica dell’utilizzo del fax o del
telegramma e, peraltro, diventata prassi consolidata nel
corso degli anni, oggi diventi all’improvviso motivo per
presentare un ricorso al Ministero, rischiando di
bloccare la costituzione del fondo straordinario per
l’assistenza inserito nella delibera di approvazione
delle variazioni del bilancio di previsione del 2008,
con pesanti ripercussioni sugli iscritti e in
particolare su quelli in difficoltà.
Infatti, tra le altre cose, nel bilancio di previsione
del 2008 sono stati stanziati i fondi per garantire nel
tempo la copertura dell’Assistenza
Sanitaria Integrativa e di tutte le altre forme di
Assistenza a partire dall’anno 2009. Qualsiasi lentezza
burocratica avrebbe potuto provocare notevoli ritardi,
con conseguenze gravi su quanti usufruiscono dei fondi
per l’assistenza.
Questi i motivi per cui riteniamo importante che alla
guida dell’ENPAP ci debbano essere consiglieri
appartenenti ad una associazione quale la SIPAP, nata
per la tutela dei liberi professionisti e che, in questi
ultimi tre anni, ha promosso lo sviluppo di una politica
al servizio dei Colleghi, necessaria a garantire loro un
futuro più dignitoso, soprattutto nei momenti in cui
dovessero trovarsi più in difficoltà.
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